* pochi minuti fa, leggendo la trama di un film nella descrizione di un torrent, apprendo che i protagonisti sono liberi, ma hanno un’idea abbastanza pallida e confusa su come dovrebbero comportarsi conseguentemente.
* siamo al mattino del sabato: gli uomini che inabitano la vallata davanti alla mia finestra non debbono andare al lavoro e così imbracciano il fucile ed escono di casa per sparare un po’. ho lo schermo oscurato dalla finestra dell’editor di testo perciò non vedo l’ora, l’altro orologio, la radiosveglia, sta lontano ed al polso non ne indosso, tradizionalmente, da almeno ventotto o trent’anni: ma è presto, il sole è spuntato da poco dietro il troppo immortalato colle: e già conto decine di spari. se mi alzo e vado alla finestra riesco anche a distinguere le sagomine perse nei campi, stivali da vigna e carabina.
* non è una storia nuova: la notte nei pressi gira un grosso rapace. fluttua e si sposta da un tetto ad un albero ad un altro tetto ed urla, a volte risposto da un suo simile, mai visto, dalla parte opposta della vallata. questo non succede mai prima delle due o le tre. poco dopo, una decina di chilometri più ad ovest, un gallo inizia a cantare, vorrei scrivere disperatamente ma no, il gallo non sa nemmeno di cosa sto parlando, è solo un responso fallace triggerato auralmente e sicuramente esacerbato dalle peculiari condizioni mentali di quelle ore, ed il gallo inizia a cantare e va avanti per sempre. anche adesso. è coperto dal rumore mostro del giorno, la gente sveglia ed i suoi veicoli e centinaia di altri applicativi a cover band di Merzbow e sempre più lontano, la radiazione di fondo del giorno, quella che porta a favorire la notte, almeno per un certo tipo di missioni.
* nota: coricato come sempre molto tardi, mi viene in mente una cosa non appena tocco il cuscino ma non ho voglia alcuna di rialzarmi per appuntarla, gravito un poco tra cento scuse di stanchezza e mentre anni prima avrei rinunciato pensando tanto domani lo ricordo, è tranquilla desisto pensando ok, persa e pranayama ed il sonno ha la meglio. la cosa resta nella testa. mi risveglio e me ne avvedo solo ore dopo, ricordo l’evento ma non la cosa. la cosa resta nella testa e fa la melma.
* mi sovviene che potrei splittare queste note in post singoli e restare veritiero a quanto scritto ieri ma a) la verità non esiste, come recitava il messaggio di benvenuto del cellulare di quel tipo che conoscevo anni fa e che ora vedo di rado, ma sempre e come attraverso patine e telescopi e chissà dove finiscono le vechie empatie, in che luogo vanno a riposare, trascorrere gli ultimi grati anni di vite oneste, dove vanno a morire e b) il tool è sempre, e comunque, lo scimmia che lo agita e quindi per oggi niente split. dovrei anche venire a capo dell’annosa questione del permalink: lo metto in lista assieme agli ultimi ritocchi dell’artwork per testa piena d’orche ed anzi, dovrei scrivere ad Andrea un messaggio dove raccomando di non scrivermi mai fate con calma, c’è tempo, perchè finisce sempre che la calma diventa stasi e limbo ed il desktop s’affolla di compiti non svolti, che va bene finché non diventano troppi, ché mi costringe conseguentemente a creare altre cartelle container, che finiscono per diventare troppe anch’elle.
* già che ci sono, aggiungere al ToDo anche la compilazione del pezzo sul mito della produttività. non so per farci cosa ma comunque. irritazione costante nel leggere tutti gli articoli che spiegano how to streamline your xxx to be more productive, ma perché? per cosa? a quale scopo?
quasi tentato di riportare in auge la vecchia tagline: nubi sotto ketamina. non correre più.
accento, ovviamente, sul non correre più. grrrrr.
* la guerra infuria nella galassia. miliardi di macchine distrutte, miliardi di esseri sconfitti, condannati a un destino senza illusione. i presupposti esistono, ovviamente, ed anche uno stupendo reflexplex in costrutto diamante che però restituisce un manicheismo di base che, in questo giorno ed epoca, vorremmo tutti rifuggire. le alternative, mi convinco, esistono, ma non sono estremamente allettanti. forse il traverso spilling grey, riassunto bene in Auto Rock dei Mogwai (che pure è una canzone, non un testo), soprattutto nei suoi appliques spettacolari (verso il finale di Miami Vice è l’ultimo che mi viene in mente) o i My Bloody Valentine che remixano i Persiani in un pannello di sei fotografie.
pratiche barbare. o forse un buon porto dal quale salpare.
* spillo giù un paio di citazioni, resto in tema:
O you who turn the wheel and look to windward,
Consider Phlebas, who was once handsome and tall as you
ed anche
the dreams where i was dying were the best i ever had
e il fuzz che cresce. mettersi di fatto giù ad ascoltare suoni. comporre cose nuove invece di continuare ad appuntarne descrizioni testuali.
* da qualche parte nel ToDo, una entry vieppiù remota: un adattamento di Tetsuo 2: The Body Hammer per chitarra e voce, ma non so suonare la chitarra, e dunque per sola voce. un gospel atroce, con la gola che duole, ma solo verso la fine. proprio quando serve di più, all’altezza ell’enorme carro armato all’alba. nella distrutta tokyo.
* un paio d’ore nel futuro posterò una foto su flickr, due o più persone in lontananza e controluce, in uno spazio abbastanza vasto. si tratta del cortile di un ospedale: vi ho passato un paio di mattinate questa settimana, e tra non molto dovrò tornarvi per un breve ricovero a scopo esaminativo: un’altra biopsia, altri esami, altri porcodio variegatamente assortiti. guardiamolo da vicino, questo simbionte, un’altra volta ancora. che male può fare?
* ancora auto rock, ancora tarda notte, ancora giorno pieno, nubi e cicloni, ringhi amareggiati e fumo nell’aria. a tarda notte finivamo sempre per parlare di piccoli animali e delle loro reazioni poco complicose. lo stomaco ha paura e si gonfia; la pelle è sotto attacco e si ispidisce in aculei.
my characters take a cigarette break. mi unisco a loro. ma non dico nulla.
il tool è sempre la scimmia che lo agita.
Tra le citazioni mi sembra di riconoscere una Terra Desolata che ho amato qualche mese fa.
Mi piace come scrivi e mi piacciono molto anche le tue fotografie.
So che è banale ma oggi sentivo di dover uscire allo scoperto.
ciao!
Nur
January 24th, 2007, at 11:09 pm #grazie Nur, e ben trovata!
riconosci bene: dalle stesse parole Iain M. Banks ha titolato due libri (se ti capitano sotto mano, sfogliali, almeno il secondo, ‘Volgi lo sguardo al vento’)
buone giornate!
February 2nd, 2007, at 1:23 am #