the high cost of consciousness

* page up. non fermarti finché non inchiodi un incipit decente. e così si va avanti all’infinito: dovrà accadere tutto in assoluta ed armoniosa sincronia, e questo per far sì che la successiva asincronia assimilativa generi warps a cascata.
in realtà, è tutto già successo secondo copione. il dump in differita ha i suoi vantaggi.

* qualcuno ricorda un vecchio pezzo, postato, penso, quando Vacant Mode si chiamava ancora Crashing a block, e che incorporava a sua volta un trancio estratto da un racconto spin off del romanzo che all’epoca io e Laura stavamo scrivendo a quattro mani?
correva il 1999, penso. Puulo Pumini stava craccando lo shell primario di Paul Devour, la sua nemesi. armandosi per far questo, Puulo invocava la egregore della voce fuori campo, convogliando dentro di sè

millions of swirling voices

come mai mi torna in mente proprio adesso? lancio una query: love war fox generation hex ma scopro che LVX23 non ha messo online il suo My Love War With Fox News(ma compare su Generation Hex); e non importa, perché non stavo pensando a quello.

a cosa, allora?
mi piacerebbe parlarne.

*

keep it playin'

l’ho scritto nei tags: sarebbe perfetta per un album di torch songs. ed un album di torch songs sarebbe perfetto per riempire Stagger. ne avevo già parlato qui, al punto cinque, penso. progetto ancora attivo, oramai come servizio di sistema.

* appena trovato un sito che difficilmente smetterò di leggere: si tratta di Sawlogs; non è certo l’unico nel suo genere (segnalo anche DreamJournal, ma per aver optato a favore di pagine utenti uniformi Sawlogs è immensamente più leggibile); e la missione del giorno è convincere Laura ad aprire un account: i suoi sogni sono il nostro vero cinema.

per me niente account: dormo poco e male, non ricordo quasi mai nulla. un paio di mesi sotto melatonina hanno di fatto invertito questa condizione: e mi hanno fatto scoprire che ho una vita onirica pessima; così, niente più melatonina.

* una poesia di Jack Gilbert, The Forgotten Dialect Of The Heart, che sino a ieri non conoscevo:

How astonishing it is that language can almost mean,
and frightening that it does not quite.  Love, we say,
God, we say, Rome and Michiko, we write, and the words
get it all wrong.  We say bread and it means according
to which nation.  French has no word for home,
and we have no word for strict pleasure.  A people
in northern India is dying out because their ancient
tongue has no words for endearment.  I dream of lost
vocabularies that might express some of what
we no longer can.  Maybe the Etruscan texts would
finally explain why the couples on their tombs
are smiling.  And maybe not.  When the thousands
of mysterious Sumerian tablets were translated,
they seemed to be business records.  But what if they
are poems or psalms?  My joy is the same as twelve
Ethiopian goats standing silent in the morning light.
O Lord, thou art slabs of salt and ingots of copper,
as grand as ripe barley lithe under the wind's labor.
Her breasts are six white oxen loaded with bolts
of long-fibered Egyptian cotton.  My love is a hundred
pitchers of honey.  Shiploads of thuya are what
my body wants to say to your body.  Giraffes are this
desire in the dark.  Perhaps the spiral Minoan script
is not laguage but a map.  What we feel most has
no name but amber, archers, cinnamon, horses, and birds.

ne esistono di traduzioni italiane?
un giorno magari espando e racconto come mi ci sono imbattuto, in questa, e copio diligentemente due o tre poesie di La Loca.

* l’edizione tedesca di Max Magazine ha pubblicato nell’ultimo numero, febbraio 2007, una mia foto. sopra a questa, nella didascalia, trovo scritto:

Wir warteten auf den Sonnenuntergang, als meine Freundin Laura vor einer Biene erschrak und in eine Stachelige Pflanze griff. Ihre Hand war voller Dornen.

un inedito retroscena. ce ne sono miliardi di altri, ovviamente, e mi chiedo dove troveranno mai posto.
triste immagine di un flash finale, che porta via tutto, la poca elettricità ed il banco informazionale in tempo immaginario, ma quello doveva rimanere, se non sbaglio. e se sbaglio, sorge un coagulo d’altri dubbi. troppo difficile pensarci adesso.

un lieve rumore di qualcosa che frigge, la sezione aurea di un’onda che schianta, forse.

che mi riporta in mente un articolo letto di recente, una stima del peso elettrico dei bytes che compongono internet: nemmeno pochi grammi. ma lo sto spiegando con il culo. debbo ritrovare il link.

* per cercare il link: piombo nel mio del.icio.us e ovviamente mi perdo. la prima caduta su questa recensione: non compro libri da qualche mese, ho deciso di smettere: ma le prime pagine, nel search inside di Amazon, mi fanno sentire abbastanza a casa.

ed è troppo tardi. mi perdo tra correnti di dobutamina e leuencefalina, qualsiasi cosa queste siano, lancio centinaia di query e ghost esplorando nessi di grovigli sinaptici, ulteriori biforcazioni narrative. la giornata probabilmente sfuma in una sfida a pong tra flares caffeinici e cigolio del wetware cerebrale che fatica a tener testa all’offerta. se sorge qualcosa di pubblico e pubblicabile, lo posterò su twitter, o in una categoria ancora sommersa mentre mi muovo e viro via verso una serata senza briglie chimp.

su questo scarno file di testo, per oggi è tutto.