* tornato. decisamente, non proprio appena tornato, è già passata più di qualche ora, invero già uno shift lavorativo nel mentre. mi sentivo stanco ma va meglio ora. la cronaca completa di, per così dire, cosa s’è rotto e cosa versato l’ho scritta ieri notte ad un’amica, in una mail. i posteri, oh, i posteri, ne sapranno assai più di noi.
* (qui dovrei citare quello che mi ha scritto Matteo a riguardo delle biografie, proprio ieri notte. ma è tardi, magari dovrei scrivergli chiedendogli se posso e non ho tempo. ma tourette a parte, ho riso. e assai)
* per il resto: tutto bene, tornato, ore che passano e non so nemmeno più da dove iniziare. prima di partire leggevo un lungo articolo, blandamente divulgativo, ed ho ricevuto conferma assai diretta di un paio di cose, nei giorni appena successivi.
* avevo un piccolo oracolo, qui, ed un lago ghiacciato fuori dalla finestra. ed ancora non me ne ero accorto. la stanza è abbastanza calda, soprattutto di notte. poco fa qualcuno si è arrampicato con una scala ed ha lavato il vetro. noi eravamo nascosti dietro le tende.
* tornavo anche a Notes toward an Infernokrusher manifesto e testi correlati, e pensavo di mettere assieme un’antologia italiana, su alberi morti. chi se la sente? la mia mail è da qualche parte nel sito. è sempre tempo di distruzione, non esitate. mai.
* nel folder idiozie che l’incipente vecchiaia tende a motivare: demixare in un dub pesantissimo la tetra cittadella che correntemente inabito.
* primo tentativo: qualche minuto fa, tra una stellina e l’altra: e mentre mi sospingevo lungo un fiume avverso di porfido verso la piazza centrale croonando i’m like a burning fire sopra il grind delle betoniere e dei martelli pneumatici, ho scoperto che detta cittadella è ancora cava; ne siringano di continuo ed insistemente il ventre, usando un macchinario che ricorda un fucile per sonniferi, quello di solito visibile nei documentari sulla fauna selvatica e feroce.
* che mi porta ad aprire una brevissima parentesi sui formichieri. li trovo belli. pochi giorni fa ne ho visto uno adulto: si muoveva lento, a pochi passi da me. morbido, aggraziato. bello. e tassonomicamente in buona compagnia, tra bradipi e armadilli. pondero di chiedere un visto e successiva cittadinanza nel superordine Xenarthra; che va a contestualizzare, mesi e mesi dopo, il memento per gliptodonti; che mi riporta anche alle richieste soggiunte più o meno all’epoca, a riguardo delle registrazioni del reading (che comprendeva suddetto memento, anche): ammetto di non avere la più pallida idea di dove si trovi il minidisc in questione. e purtroppo in casa di minidisc ce ne sono a centinaia. ed ho idea che all’arrivo dei succitati posteri la tecnologia che permette di leggerli sarà svanita: e dunque, forse, è un addio: oppure:
lo capisco dopo anni: ingranato e stritolato da una estradizione che temevo scelta ma invece; confinato al buio da mura che non c’erano, appesantito da armour, lubrificato dal sudore; la mia lista di buoni propositi una sfilza di bestemmie, incontro di catch dove le maschere s’aggrovigliano ai nostri faccini di merda:
* currently listening: Paul Celan, che recita Corona: e già sospetto che non verrò mai a capo di questi due, metaforici, cd. indubbia la qualità ipnotica, ma forse non è il momento adatto. lascio correre in background I Am Daughter, un ottimo pezzo cantato che i 3/4 had been eliminated hanno piazzato sulla loro neonata pagina myspace, tratto dal loro prossimo album, che uscirà su Soleilmoon a, spero, fine aprile. non c’è contest, i fader si invertono, e Celan passa in background. vince il tenue smottamento psichedelico. ma non c’erano dubbi, nemmeno qui.
* altra cosa vista pochi giorni fa, a notte fonda, in un sobborgo improbabile, raggiunto per via di una sfilza di errori: un grosso terranova nero, con al collo un lampeggiante rosso, attivo. dubito che f.b. sappia nulla di questa pagina ma caro, se stai leggendo questo: è stato un momento completamente simile all’algerino con la porta scardinata, tenuta tesa sopra la testa, al termine del lungotevere, quindici anni fa, più o meno: alla nascita di quel progetto.
* f.b, f.b, f.b: poche ore fa ho provato a cercarlo in internet, senza successo alcuno. cioè, con enormi successi, ma non era proprio questo plurale quello di cui s’andava necessitando. come si cercano in internet le persone che si conoscevano un tempo? e che nel maelstrom del mero esistere hanno d’improvviso colto un vortice impervio e sono scomparse dal nostro sonar? potrei gettare delle googletrap sperando che un giorno egli cerchi il suo nome e ritrovi una pagina dove lo si invoca a viva voce, con svolazzanti improperi?
* agrippa, mi torna in mente agrippa di gibson, ma sto per correre al lavoro e non lo linkerò. forse dopo, aggiungo sapendo che dopo, tal proposito chissà: un anti agrippa forse, niente dettagli ma solo nomi, nomi, nomi, musica per catene deboli di aminoacidi ed encefaline. nessuna pretesa e solo un mero listing. per lasciar che la differenza risuoni ove nessun pregio ad essa possa accludersi.
* in questi, ah, blandi tempi di pregio e blasoni, dove fate le scimmiette e date il peggio di voi stessi per la cazzo di metà di una nocciolina mentre chi ha almeno la metà di una memoria vi punta alla wayback machine ridendovi dietro. ma di sano gusto.
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This entry was posted by Paolo Ippoliti on Wednesday, January 31st, 2007, at 4:15 pm, and was filed in La Polvere.
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