* e poco prima della rottura delle onde:
What enemy do we now perceive advancing against us, you whom I ride now, as we stand pawing this stretch of pavement?
e dubito sia la morte il nemico, almeno nel caso che sto investigando al momento. ma allora, cosa? nel frattempo torno nell’agghiacciante edificio larkiniano già visitato ieri: attendo meno e tendo moduli e mi dicono che forse non esisto, di certo non risulto, non ho diritto alcuno. vado in slide, vitreo, vagheggio di ricodificarmi in situ e piovere sui presenti, sui loro dischi fissi e telefonie mobili, spargendo voci fasulle e copie ridondanti d’un me ulteriore con ancora meno diritti di zero: una piccola bidonville dell’animo, trasmessa come un’otite sui 5Hz del barrito elefantino, attraverso i muri, favelas che friziona a grillo, banco immaginario di statica demagnetizzante.
poi me ne vado. ma il cielo ha sole, in mano altri moduli, rotte parallele da percorrere.
* in other news: il mare odora di mare per via del C2H6S; questo pianeta si scopre sempre più meraviglioso (come ho già avuto occasione di blaterare, soprattutto a notte fonda, spesso in delirio mistico); ed anche in semplici scoperte l’interferenza mi raggiunge feroce, come fosse il tornado elettrico al centro di Qix: e scovo Samuel Delany leggere The Star Pit in una vecchia produzione radiofonica, prendendo velocità, rallentando, con flauti bergmaniani, voci conman di bambini: e va oltre le mie speranze query per questa grama giornata:
* grama giornata, ma ieri, non oggi: ancora in slide, almeno ventiquattro ore dopo e con pochi minuti per aggiungere qualcosa. siamo al fine settimana, concettualmente gramo in sè, three times around se lo lavori: alla fine mi sono avvalso del poco che potevo e quindi nessuna nuova fase, ma con buone chances uno sciame di miscreanze. saprò tra non troppi minuti, saprò tra solite fiamme e saturazione acustica ambientale. nel frattempo hanno appeso al muro una rappresentazione subcosciente del golgotha, realizzata con stelle filanti ammogiate dall’umidità e dei biechi cappellini variopinti che potrebbero all’uopo fungere da biechi becchi variopinti. sembra grand theft auto, senza che nessuno sappia come sbloccare le scene nascoste. alle venti e qualcosa di ieri ho spedito un sms a riguardo di un minuscolo topolino che s’avvedeva in quell’istante della presenza d’un enorme essere umano con una felpa rossa sporca di farina fuori dalla sua abitazione.
* Gail Armstrong ha chiuso Open brackets un po’ di tempo fa, fortunatamente lasciando accessibile il corpus di quello che negli anni vi aveva scritto. ricapito ieri su questo, con quel finale elegiaco che all’epoca, ricordo, si confisse a perfezione nel tessuto del momento:
They inform me about how stories that seek to paint reality should go. They begin when the characters have reached a certain crux, a peak or nadir, follow their handling of it and, generally, like with life, end with no clean resolution.
A long snapshot of a moment when all systems were go, and our smooth or inept handling of that moment. Making us wonder whether pivotal moments in our lives, moments that could have changed the entire course of things, have not passed us by because we were too dumb to notice.
* Frans Peter Verheyen se ne va da Flickr, se ne va anche Fladrif, se ne vanno, immagino, centinaia di altre persone per via del merging definitivo dei vecchi account. io (e questa è mera rilevazione fenomenica) su flickr manco da un po’. immagino che ne parlerò tra qualche giorno, anche se non so dove.
* finisce il tempo proprio mentre mi arriva un messaggio che mi angoscia: giornata che, da adesso, va sfumando in dynamation. uff.
Home > About This Post
This entry was posted by Paolo Ippoliti on Saturday, February 3rd, 2007, at 4:09 pm, and was filed in La Polvere.
Subscribe to the
RSS 2.0 feed for all comments to this post.
Post a Comment