lenti pesanti passi verso un basilisk.

oppure, migliaia di foto messe assieme da uno script in python: sette miliardi di persone che vedono qualcosa ma nemmeno pagati o costretti o dall’altro capo d’una pistola carica riescono a spiegarla.

la lingua ha bisogno di un bagno nelle fogne, la vita dell’introduzione di un assioma non aggressivo.

ritraduco la tradizione orale dell’intera contea tra due idiomi nemici e ne sbocciano dendrofile e cactacee tra bagliori di bioluminescenza, zaffate di polvere ghiacciata in divisione Cassini ed AI che conversano in usenet tra faccine di scimmiette che sorridono se degnate d’attenzione.


Bill Viola, The Reflecting Pool

it all boils down to nothing, come scriveva Banks.

prenditi tempo per comprendere cosa accade ma in ultimo disattiva lo script.

è un diario leggero questo, come una delle pagine che leggo, con la protagonista che gira svogliata nelle zone centrali di roma al mattino della domenica in ghirlande di corollari difficilmente condivisibili.

quindici anni di passione non t’affiggeranno ad una croce nemmeno congiurando l’intero del goetia in queue adhocratiche, ad ognuno il suo blasone e formula e garbo, tanto garbo e il ferormone acido del terrore dissimulato che stilla nell’aria: al meglio ottieni squatting gangliobasale da un archetipo nevrotico, la frazione senza peso d’una stella nell’unica ampiezza di spettro che riesci a rilevare ed anche questo serve a poco.

pondera la resa riflessa a sezioni nell’acciaio chirurgico.

una delle parti continuerà a muoversi indipendentemente, come uno specchio scuro.