(pubblicato il 29/11/2005 su unitadicrisi.org; ma Unità di Crisi - me ne avvedevo solo un paio di settimane fa - non esiste più. e dunque lo ripubblico in loco, con audio, come in originale. e come da titolo: trattasi di preludio ad atto unico di sette monologhi incrociati, pensato per il palco ma probabilmente materializzato in radio; e la voce che legge è)
non temere faremo in tempissimo la scuola non esiste tutti questi bambini e queste automobili e questi scuolabus si stanno immaginando da soli vedrai ho lasciato una golden memory sulle scale tipo un fantasma chissà che facce faranno chissà che pensieri girati un attimo e guarda mi disseto d’un vittorioso veleno d’un semplice astio appendice fallace un boa constrictor per ogni passo che faccio e mi preoccupo per tutto
questo tuo credere a tutto mi spaventa
lo so che serve e disperde la chance d’incontrarci da oggi al futuro non passa un fiume un barlume un semplice suono che accorda il resto e non penso ché ho smesso m’assorda ed il sonno si guasta la carcassa trema non voglio scrivere ancora stento non voglio se passa se tutto non
in pigiama una vita di sonno scura un caronte con mani a coppa che t’invita a placare la sete e sugli occhi la patina dei ciechi sugli occhi e gli occhiali e nei vetri scheletrica confissa sagoma ed il giorno di oggi
l’aurea somma dei tuoi superpoteri al varco del momento in cui capisci tu come gli altri un uomo bigio una glossa e una chiusa su storte taciute messi ho visto grano ho visto le nubi e sul bordo del fiume un barlume di starlite una inutile esca e le braci insopibili un’ustione a moneta sul palmo il tributo di sangue
imprescindible ho confessato se vuoi lavorare qui
imprescindibile le palpebre che si lasciano la luce che invade e le ossa rotte dolori e astinenza minima e la testa che si riassetta solo dopo tre tazze non credo al verbo essere credo piuttosto a quello che ti vedo fare a quello che mi vedo fare una mano che stringe a ogni lato e volavolavola per venti lunghi minuti
nemmeno adolescente avevo letto quelle ombre descritte come bambù per venti interminabili minuti immobile e impalato gli occhi fissi su mani e mattarello e le nubi di farina che lo soffocavano lui senza battere ciglio dentro bianchi funghi atomici di sdegno e le fiamme che non montavano dai tronchi madidi uno scatto felino ed il padre nel fondo della sala seduto al contrario a fissare anche lui lasciatemi esente da voi lasciatemi ali di libellula da voi se ometto ogni punto
se ometto ogni virgola
ogni sospiro e pausa
facile salga il confronto
come un’arena
io il toro io accecata una bestia in trappola più facile forse tentare la carta dove non parlo non rispondo dove nemmeno guardo più caroselli e calliope con sandro nel parco collassammo sulla giostrina e anni dopo anche edith e tom nella stessa direzione ed al primo uri intestato quella la frase e ogni marchio si vende da solo
cessata la necessità dei prodotti cessata la necessità di venderti alcunché dopo averti posseduto per intero resta un margine di giogo dove il solo svolazzo e inchino sta nel venderti la stessa vendita carne ed ossa di pattume carne ed ossa di patinata carta da firmare col sangue
imprescindible ho confessato se vuoi lavorare qui
da firmare col sangue ed invero possiamo sterzarti come un’automobile come lo stesso toro sul pezzo dei no for an answer una faccia che nuda non batte un sorriso che inganna ma ti lascia qualcosa per sapere che
hai provato
provato a credere a tutto in fila
a credere persino a qualcosa dietro queste stesse mura
statuina d’alabastro in rovina in rovina
impossibile la vita senza un avversario impossibile conoscerci e continuare a sorriderci a vicenda uno svolazzo e un inchino per dire che ho provato per dire che tirato giù le mura ingoiato le guglie dopo averle masticate spezzandomi i denti e allo stesso modo il verme non saprà distinguere
la marca del tuo osso dal mio
la faccia che hai messo su per provare a sconfiggermi non batte quella che ho su per combattere ho sudato per averla
per sette interi giorni una rima in testa con le voci raudive la stessa filastrocca e incanto mentre capivo a poco a poco che se esiste un mostro che può sconfiggerti deve prima uccidere me di terrore lasciarmi stordito e tremante come un gong e poi immoto per sempre paralitico per troppo tremore
come tigri in gabbia
come il video di gaia nello zoo
tutti quegli animali a pattugliare il medesimo metro cubo di nulla
tutti quegli animali nell’unica arca possibile bordeggiante vela risospinta in immoto mare di pietra
come un disegno nessuna resistenza di sorta come un pezzo di carta ciò che di nostro tra le mani viene stretto per non spargerlo nel vento
quando mi disse non l’ho capita e io le dissi prova a rileggere meglio e lei qui c’è scritto solo carne e sorridevo rorschach manifesto l’intento di disgregarla pattuire l’involarsi della cenere in invisibili correnti ascensionali
in invisibili correnti tutti i nostri giorni e speme in trappola ignara come moscerini che navigano via da larve per trovare dopo un trascurabile affanno soltanto la
[...] posacenere nauseante. dita che s’appesantiscono. gallo in controcanto. penso a P. e alle sue allodole. domani gli scrivo due righe. gli dico: amico. lui capirà e s’accenderà una [...]
April 26th, 2007, at 2:43 am #