a cupole àncora, strafelo anzi a trafelo in verticale, orrore, antigravitazionale: riotta balda semente spertita vista mare, tornata a tornio di cetacei ventrami; viola un bracco tenebrista, spremuto estropiano, appena allusivo a infagottate arti: a tremors toujours lista interminabile, specista il distinguo che inusitato operi;
ferree disfatte percossa incudine ed àncora, ancora, da fardelli antropodi divelte l’arboricole membra in maglia di scirocco appena. e che pena, in ultimo strale, volare e guardare. senz’ampio concesso, alfine, poter dimenticare.
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This entry was posted by Paolo Ippoliti on Friday, April 27th, 2007, at 4:11 pm, and was filed in Confine Barionico.
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