venerdì 9, ore 20:42 il nastro, in corsa già da qualche minuto a trattenere il maestoso subwoofer del temporale in corso, cattura un collega chiedermi eh Pa’, tu ce credi alla reincarnazione e la mia voce rispondere non mi interessa credere in nulla. ma se fosse vero, spero che questa, di vita, sia l’ultima.
ilarità, giovialità, risate. che vanno in fade sul cruuushwuush cruuushwuush dei panni che mi cingono, che strusciano contro il microfono, mentre mi allontano verso l’esterno, e apro la porta, e tuona ancora, e piove così forte che le gocce vengono fucilate giù ad angolo acuto, che rima con imbuto, e c’è tutto un circo di gente che parcheggia, sparcheggia, scende dall’auto coprendosi la testa con le mani, cacciando urla in falsetto, approdando a me sguardo impassibile con luoghi comuni appiccicati al labbro inferiore, il respiro spezzato da mezzo metro di corsa.
di tuono in tuono la terra trema. a precedente folgore il cielo già notturno si squarcia ignito d’un bagliore da ultimo tunnel. la serata è ancora lenta e mesmerizzato permango una sigaretta via l’altra ad aspettare che passi. in background agenti dell’infranet locale intonano apocalittiche nenie sul torreggiare di bretoni onde e diramante armageddon.
poi sabato 10, ore 7:21 e mi avvedo che ogni stupida irrilevante decisione richiede un pur pernicioso segugio di azioni. non essendo un utente premium dell’universo ad ogni pie’ sospinto devo inserire codici casuali per superare captcha e progredire allo step di formichina narcotizzata. l’alba come un palpitante drone, sole mostruoso che fischia sunshine, indice che preme la testina di sinistra e ferma il nastro. ascolto musica orrenda e con ella fischio anche io, mi scogliono, bevo caffè, fumo, aggiungo poco e nulla di nuovo a quello che già so, pratico invisibile, imprendibile e recluso come destrezza antica, passo oltre.
la mailbox si produce in remakes romeriani. alle 8:40 torna il cluster della reincarnazione come scura nube:
non tanto il non tornare più ch’ora mi motiva, il finirla con questo round, perdere la coppa per sempre, ritirato in gaudio; ma tosto vola pensiero allo spauracchio del karma: al fare una vita di merda adesso per pagar lo spasso di innumerevoli beta di me, dislocate a olio nella cava del trascorso, impelagate in crimini spassosi con l’etica degli orsi marsicani, con insaziabili appetiti: e farlo per serenità degli upgrades che seguiranno, nelle città volanti, sinapticamente connessi; come anello di rugginosa catena, legato, immoto;
e in qualche modo la giornata mi distrae. passano le ore tra sole e tundrabrezza e sulle scale non trovo nulla. c’è qualcosa che non capisco del php include ed anche questo mi deruba di minuti che potrei impiegar altrimenti, ma a far cosa, mi chiedo poi. l’orecchio sulla medesima compilation di teenagers disfunzionali, sui loro pedali ed effetti a urlare ed urlare moriremo sordi, distruggi tutto, stai fuori dai miei sogni.
che brutti momenti alla fin fine. più che angoscia per debiti e crediti, per ruolo di temporale unità economica, sto fermo a pensare di starlo perdendo. a poco a poco. inesorabilmente. scambiato come una moneta, mucchio di stracci e sforzo senza valore alcuno.
Non posso far altro che seguirti in certi passaggi, tunnel a testa bassa….come fossi caronte lascio fare a te, anche se comunicare in bit sa molto di “menu turistico” ora ne ho bisogno delle tue parole. mio malgrado i tuoi di bit da tempo non si trasformano in immagini.
Ciao Paolo
Andrea
November 23rd, 2007, at 11:14 am #