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mi trovo su una spiaggia che non conosco, non so che ore sono e dal cielo non riesco a capirlo. l’alba? il tramonto? c’è un velo grigio su tutto. ma è un grigio brillante, poi hushed da una falla di luce. mi trovo su una spiaggia ma non vedo il mare. forse è un deserto. se inarco i timpani a fennec riesco a udire un fruscio rosa ma privo di ritmo, dunque non sono onde. forse uno speaker gigante oltre l’orizzonte, cablato a una radio minuscola, sintonizzata sul nulla schumann.

mi trovo su una spiaggia che non conosco. da lontano marco puntino rosa compresso in nero tra grigio del cielo e… verde???
verde. la sabbia ha uno strano colore, poi dall’elicottero mi vedo iniziare a correre mentre acquisto quota, retrocedo, e già mi si spezza il fiato.
avevo da qualche parte il concetto di destinazione in una cartellina, con dentro dei fogli stampati e qualche ritaglio ma chissà. per blando livello metaforico anche questa spiaggia potrebbe essere la vita, non tanto per il fatto che manchi di punto di riferimento alcuno o che nonostante l’enorme sforzo della corsa tutto ciò che riesco a tracciare sia un risibile solco, probabilmente spazzato dal vento in tre due uno; ma per il fatto che non vedo mare;

e a quest’altezza della mia biografia trovo buio pesto. un *** torbido che va purtroppo messo in conto allo sdegno, al fucile caricato a sale, al loculo in remota landa da lupi cinto e spinato un filo, all’inabitabilità, al dissolversi di concessione, alla stretta di raptus e rapture per flusso di troppi dati dalla nave madre. no, nessun *** torbido, ma forse immaturo, inesperito. come purtroppo ci si constata ad ogni sospinto piede e passo.

e la cervicalgia per non smentirsi deve rompere il cazzo. lunedì io e Laura abbiamo cenato al ristorante eritreo. non so se avete idea del tipo di esperienza, ma ogni tanto ci vuole. comunque a metà cena le ho proposto di recarci, in caso in un paio d’anni la situazione non si stabilizzi, in un remoto avamposto appenninico, magari in Abruzzo, e stabilirci lì per qualche tempo, allo scopo di seguire la vita di un branco locale di cani randagi. the more the better. e comunque da una distanza. non proprio a rovistare nei secchioni con loro alla Shaun Ellis ma comunque.

Laura non sembrava convinta. peccato.