ma ahimé, il cervello opta per i loops più semplici, le strade dell’orto degli endodemoni, e così mentre i quaranta smettono di sembrare una foschia all’orizzonte la permanenza su questo tristo vascello si costella d’uno scricchiolar d’assi composto a volti meno noti e noti, statuasalati dopo anni in smorfie medesime, sonorizzate da nènie assillanti, suonate a jukebox e già nauseabonde to begin with.
proprio ieri mentre soffocavo in una nube di farina ho detto ad un mio collega eppure, io amavo la vita, me la hanno fatta andare così sul cazzo, porco dio ed ho dovuto anche ripetere che la amavo, la vita, ché il concetto apparentemente non si faceva afferrare con la solerzia auspicata.
eppoi: l’idea che il cervello attualmente opti: pura superstizione.
e non per susan blackmore: l’energia si tuffa nei circuiti più semplici, ed è tutto un magna magna, lungi dal fungere come sbrigativo commento ai telegiornali risplende come gurdjieff di tutto, posto accanto a gurdjieff un asterisco che rimanda a pié pagina, ove si spiega che non s’andava, poche e porche righe sopra, alludendo all’uomo conosciuto con quel nome, ma ad altro.
e quanto stento. sfoglio un moleskine rimasto per mesi intatto ad atto d’oscuro resistere per esistere, bandiera nera degli anarchici stinta nella scala di grigi che le persone idiote ti dicono essere quando non è tutto bianco e nero: sulla carta che ingiallisce appena riesumo note per case editrici di fotocopie a fasci, brevi postille antiesistenzialiste di turgore padmasambavico; mai usato carta per annotare impegni ed errands, eppure evinco un passo inquieto, le ombre sorelle di quello che accadeva.
a poco risolvere, e a poco a poco, più o meno, in polvere e detriti. flay. non fly. l’ultima riga, agghiacciante, che recita i spat a wickerman chissà percome, grafia convoluta al punto che sembra scritto sul soffitto.
pare difficile continuare.
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This entry was posted by Paolo Ippoliti on Sunday, January 27th, 2008, at 11:16 am, and was filed in Ravages of time.
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